Yoga

il

Yoga chitta vritti nirodha

Lo yoga è un’antica disciplina nata in India, secondo alcuni studi, risalente a circa 5mila anni fa. Essendo così antica e anche completa rispetto allo studio dell’essere umano, le influenze della disciplina yogica sulle altre discipline orientali (e non) sono molteplici.

È importante premettere e specificare che lo yoga nasce nella valle dell’Indo ma non come una pratica religiosa alla quale spesso viene associato. Lo yogi non è induista, non è sikh e non appartiene necessariamente a nessun’altra religione. Lo yoga è una pratica di elevazione spirituale per tutti, indipendente da sesso, età, orientamento religioso o politico che sia.

Esistono 6 diverse scuole classiche di yoga, tra cui l’Hatha yoga, al momento il più popolare nel mondo occidentale, il Tantra yoga, il Raja yoga, il Bhakti yoga, Karma yoga e Jnana yoga, alle quali si aggiungono poi tutte le scuole moderne venutesi a creare nel corso dei secoli.

Parlandone più in generale possiamo porre le basi della pratica yogica in alcuni punti fondamentali quali le asana (posizioni), i pranayama (tecniche di respirazione), Dhyana, la meditazione, e lo studio di alcuni testi sacri come le Upanishad, i Veda, ecc… . Le varie scuole classiche si basano sullo studio di uno o più punti fondamentali per arrivare, attraverso percorsi differenti, allo stesso fine ovvero l’elevazione dell’uomo fino alla liberazione e alla ricongiunzione con l’Universo, in sanscrito lo stadio definito Samadhi. Difatti la parola yoga deriva dal termine “yug” che significa “unire, tenere insieme” e vuole rappresentare proprio quel ricongiungimento del Divino presente in ogni essere vivente con il Tutto.

Nello studio dello yoga si evince che ogni individuo si compone di 3 parti fondamentali ossia corpo, mente, cuore dove questi sono complementari e si influenzano a vicenda in ogni situazione. Quindi anche ogni elemento della pratica yogica non è mai fine a sé stesso ma va a lavorare in maniera diretta o indiretta su ogni componente dell’essere umano.

Analizzando singolarmente e in modo molto breve le pratiche yogiche possiamo dire che..

– Asana significa “facile, comodo” e sono tutte le posizioni raggiungibili dall’essere umano. Si dice che le asana siano circa 8 milioni, tante quante sono le varietà di esseri umani al mondo. Di fatto, quelle che ritroviamo negli esercizi yoga sono circa 40, aggiungendo poi varianti, modifiche ed eventuali mudra (posizione delle mani). Ogni asana lavora su uno o più punti fisici, tra cui gli organi interni ed esterni ed il loro corretto funzionamento, i chakra (centri energetici presenti nel corpo), mobilità e flessibilità articolare e benessere muscolare.

– Pranayama, è la scienza del controllo dell’energia vitale attraverso il controllo del respiro. Nella nostra cultura, si è perso il culto e la comprensione dell’importanza VITALE del respiro, che diventa così uno dei gesti più sottovalutati e meno considerati del quotidiano. In realtà, attraverso una corretta respirazione e la conoscenza di alcune tecniche specifiche si può arrivare ad avere il controllo dei propri stati emotivi e a placare la mente, riportandola sul giusto orientamento, ristabilendo lo stato di concentrazione mentale. Oltre a questo, attraverso il respiro si può controllare la propria energia vitale, il Prana, riuscendo così a stabilizzare gli eccessi o, al contrario, a riattivare il corpo nelle fasi di debolezza e/o stanchezza.

– Dhyana, la meditazione, è un processo di introspezione mirato ad ottenere il controllo della mente e del flusso dei pensieri, attraverso la concentrazione su un singolo oggetto, fino a raggiungere il vero e proprio stato meditativo. Esistono svariati tipi di meditazione, da quella statica a quella in movimento, quella silenziosa (basata spesso sulla concentrazione sul respiro) o accompagnata da un mantra, ossia la ripetizione ritmica di una o più parole, si può fare sdraiati, seduti, in piedi. Insomma le meditazioni spaziano tra le più svariate ma in ogni modo lo scopo finale è quello di portare l’individuo al suo interno e di arrivare a calmare l’inesauribile chiacchiericcio dei pensieri fissando la mente sull’oggetto della meditazione. Anche le meditazioni, come le asana ed i pranayama, possono essere di genere specifico, ad esempio, per la guarigione, la prosperità, la protezione e molto altro ancora.

Il Kundalini yoga, che rientra nella scuola del Tantra Yoga, è una fra le forme più complete di yoga che prevede la pratica di tutte le tecniche base, ossia fisiche, di respirazione e di meditazione, e lo studio basato su alcuni concetti dei testi sacri. Fu portato in occidente da Yogi Bhajan negli anni ’60, più precisamente in America dove fu fondata la prima scuola occidentale per insegnanti di Kundalini Yoga. Questo tipo di yoga ha una vastissima eredità fondata su circa 5mila kriya (insieme di esercizi mirati a lavorare su diverse componenti fisiche, emotive o mentali dell’individuo) e centinaia di testi scritti molti dei quali redatti sulle basi delle molteplici conferenze condotte da Yogi Bahjan stesso.

Uno dei testi pilastro che ritroviamo in ogni scuola classica è lo Yoga Sutra di Patanjali, una vera e propria guida per la conduzione della vita del praticante, nel quale attraverso dei Sutra, brevi aforismi estremamente densi di significato, viene spiegato a passo per passo la Via in tutti gli aspetti da seguire e quelli da evitare.

I passi principali sono 8:

-Yama (Astensioni o comportamenti da evitare)

-Niyama (Rispetto o principi disciplinari)

-Asana (Pratiche fisiche)

-Pranayama (Pratiche del respiro)

-Pratyahara (Distacco dai sensi)

-Dharana (La concentrazione)

-Dhyana (La Meditazione)

-Samadhi (Illuminazione)

Il primo Sutra riportato nel testo di Patanjali è l’essenza di tutto lo yoga e recita: “Yoga chitta vritti nirodha” o tradotto “Lo yoga calma il fluttuare della mente”.

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