Lo scopo finale del Judo

Da “Judo Kyohon” di Jigoro Kano

Il Judo odierno non è ancora perfetto (Jigoro Kano scriveva queste righe attorno al 1935).

Le arti del Jiu-jitsu sono nate proponendosi lo scopo primario di insegnare i metodi di difesa e di attacco (il Jiu-jitsu nasce nel XVI° secolo in un’epoca di assestamento delle istituzioni sociali). Inizialmente coloro che praticavano queste arti miravano alla difesa personale, o a salvaguardare l’onore della patria (allusione al Jiu-jitsu civile e militare), ma è naturale che anche tra costoro la maggior parte pensasse a formarsi una personalità fisica e mentale, piuttosto che a utilizzare l’arte appresa.

Il Judo del Kodokan non costituisce però un’arte dedita solo all’attacco e alla difesa; esso si è sviluppato cercando di conciliare l’autodisciplina della mente con il controllo del corpo e, tra l’esercizio fisico e quello mentale, sin dall’inizio si è insistito sulla necessità dì utilizzare a fin di bene (scopo morale) sia il corpo allenato che la mente esercitata.

Sembra però che, finora, chi si è rivolto all’armonia tra mente e corpo abbia trascurato l’ideale verso il quale indirizzare la forza acquisita (critica alla situazione agonistica degli anni 30)

D’ora in avanti desidererei sottolineare questi tre aspetti dell’insegnamento del Judo

Il Judo non si esaurisce nell’esercizio pratico e nell’autodisciplina fisico/mente.

È difficile chiarire la necessità di questi tre aspetti, ma considerando il loro ordine si nota che il fondamento di essi consiste nell’approfondimento delle tecniche di attacco e di difesa, grazie alle quali è possibile allenare il corpo disciplinando la mente. Quando la mente è disciplinata ed il corpo allenato, è successivamente possibile pensare a un’ulteriore fase di sviluppo.

Sotto questo punto di vista ci sono diversi livelli di Judo e io chiamerei grado inferiore quello che, per comodità, pone l’esercizio pratico alla base di tutto; Judo di grado intermedio quello che utilizza la pratica per il potenziamento fisico/psichico, e Judo di grado superiore quello che ricerca come porre la propria energia al servizio degli altri.

Considerando queste tre fasi si può capire che il Judo non sì esaurisce nell’ottenere un risultato di gara. E anche se si è raggiunta l’ unione mente/corpo, senza intravvedere come essere di beneficio agli altri non si mira all’ideale. Un essere umano, per quanto di ottimo carattere, di intelligenza pronta e di robusta costituzione, vivrebbe invano se non avesse utilizzato le sue capacità per il bene comune.

Vorrei pertanto che i judoisti prendessero consapevolezza di queste tre fasi dì sviluppo del Judo e cercassero di non limitarsi solo a una o due di esse.

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