Perché Bushido

Perché Bushido

Il titolo del blog non è solo evocativo, e potrebbe trarre in inganno. Proverò, supportato da un’approfondita ricerca, a spiegare il perché di questo termine, che sembra antico, ma è più moderno di quanto si possa immaginare.

​武士道 letteralmente dal giapponese si traduce con l’espressione “via del guerriero”, ma vale la pena approfondire considerando che dietro ogni ideogramma c’è un’etimologia complessa.

​L’ideogramma Do (道), presente anche nel termine Judo (柔道), viene tradotto come “via” o “strada”, ma per gli orientali contiene il significato di “modo di vivere” o “metodo”. La trasformazione del termine da Jujiutsu (柔術) a Judo avviene proprio cambiando l’ideogramma Jutsu (術), che descrive “arte” o “tecnica” priva di elementi morali o filosofici, con Do (道) che appunto descrive un modo di vivere, un metodo filosofico.

Gli ideogrammi Bushi (武士) vengono tradotti spesso come “guerriero” o “militare”, spesso sinonimo di Samurai. Mentre l’ideogramma Bu (武) concerne proprio il concetto di combattimento e di guerra, il termine Shi (士) definisce un uomo di una certa levatura culturale e morale, che potremmo paragonare al nostro cavaliere nobiliare. Pertanto, la traduzione “guerriero” risulta riduttiva.

Di fatto il termine Bushido non è così arcaico come pensiamo. Possiamo risalire al 1616, anno in cui per la prima volta viene usato il termine nel testo Kōyō Gunkan, un documento militare dove troviamo per lo più tecniche e strategie e quasi nulla del valore morale che oggi attribuiamo al Bushido.

Poco più tardi lo ritroviamo nel Kashoki di Saito Chikamori (1642), dove inizia a comparire l’accezione comportamentale. In particolare, nel quinto rotolo troviamo la frase: “L’essenza del Bushidō è: non mentire, non essere insincero, non essere ossequioso, non essere superficiale, non essere avido, non essere scortese, non essere vanaglorioso, non essere arrogante, non calunniare, non essere infedele, siate in buoni rapporti con i compagni, non siate eccessivamente preoccupati per gli eventi, mostrate interesse gli uni per gli altri, siate compassionevoli, con un forte senso del dovere. Essere un buon guerriero richiede più della semplice volontà di dare la propria vita “.

Ma per approdare al significato più recentemente diffuso del termine “Bushido” dobbiamo aspettare il 1900 con il libro Bushido: The Soul of Japan di Nitobe Inazo, insegnante e diplomatico giapponese, in cui ritroviamo un’approfondita analisi e interpretazione. Proprio nella prefazione Nitobe si accorge che il Bushido era stato alla base della sua educazione come dell’educazione di tutti i giapponesi senza rendersene conto coscientemente:

– […] ci ritrovammo a parlare di religione. Mi state dicendo […] che nelle vostre scuole non è presente alcun tipo di educazione religiosa?” […] “Come fate a impartire un’educazione morale?” Quella domanda mi colpì molto. Non riuscii a formulare una risposta immediata, dal momento che i precetti morali che avevo appreso nel corso della mia infanzia non mi erano stati impartiti a scuola. Fu solo quando cominciai ad analizzare i diversi elementi che formavano le mie nozioni di giusto e sbagliato che scoprii come fosse stato il Bushido a soffiarli nelle mie narici. –

In seguito, nel testo, Nitobe descrive meglio anche come il Bushido sia arrivato fino al 1900:

– Bushidō, quindi, è il codice dei principi morali che i samurai erano tenuti o incaricati di osservare […] Più spesso è un codice inespresso e non scritto […] È stata una crescita organica di decenni e secoli di carriera militare. Per diventare un samurai questo codice deve essere padroneggiato. –

Perciò, qualcosa di insito nella cultura stessa e nel modo di vivere della casta guerriera giapponese si è evoluto, non sempre in forma scritta, ed è riuscito ad arrivare fino a noi in una forma più educativa ed etica di quanto non fosse nel periodo medievale giapponese. Per questo risultato dobbiamo molto alla pace derivata dal periodo Edo e, successivamente, dall’apertura all’occidente durante la restaurazione Meiji. Non era più necessario un addestramento militare nell’uso della spada, e la casta guerriera, e al contempo il Bushido, divennero sempre di più dei modi di vivere e sempre meno una serie di suggerimenti di onore o strategia.

Dunque, il termine Bushido non vuole riferirsi solo ed esclusivamente al campo del combattimento e dei codici cavallereschi, ma in tempi più moderni ha acquisito un senso più ampio di metodo educativo e comportamentale.

Ci piace pensare ad un’ulteriore evoluzione di cui Nitobe Inazo e Jigoro Kano siano stati precursori: la valorizzazione del Bushido come “modo di vivere del nobile guerriero”; quindi la saggezza di questo codice e delle altre discipline orientali come metodo educativo, prima della tecnica di combattimento fisica.

Citando Jigoro Kano, in quel periodo di transizione carico di evoluzioni, ma anche attanagliato dalle guerre mondiali: “È ora che i nostri giovani imparino cosa è vivere, e non come morire”.

Da questa base inizieremo i nostri approfondimenti nel mondo delle discipline orientali di combattimento e non, parlando di cultura, storia e tradizioni, nella speranza di trovare nella saggezza orientale una nuova evoluzione umana attraverso l’educazione.

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